Tribunale Civile di Roma 12 aprile 2012 - Quando è improcedibile la domanda di scioglimento della comunione immobiliare?

Tribunale Civile di Roma 12 aprile 2012:  impedisce di poter procedere alla divisionela mancanza delle produzioni necessarie per documentare le risultanze dei registri immobiliari, relativamente alla titolarità dei beni oggetto della domanda di divisione in capo alle parti in causa che hanno vantato la titolarità di diritti reali di proprietà ed usufrutto, avuto riguardo al momento dell'introduzione del giudizio.

 

Motivi della decisione

Va dichiarata l'improcedibilità della domanda di scioglimento della comunione immobiliare.

Non si può procedere allo scioglimento della comunione relativa ai beni immobili indicati nell'espositiva che precede, in quanto non è stata prodotta nel corso della causa alcuna documentazione comprovante la affermata persistente titolarità del diritto di proprietà esclusivamente in capo all'attrice e al convenuto e nulla, neppure in termini negativi, circa eventuali diritti di garanzia reale inerenti all'intero suddetto compendio immobiliare.

La parte attrice si è limitata a produrre copia delle sentenze indicate nell'atto introduttivo del giudizio, in base alle quali nulla si evince circa il non dimostrato contenuto delle iscrizioni e trascrizioni eseguite presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari in relazione ai beni immobili oggetto della presente domanda giudiziale, sicché non sussistono elementi oggettivi per ritenere la (sola) titolarità in capo alle parti originarie del giudizio e a G.P. dei vantati diritti reali.

Pur a seguito della disposizione resa con l'ordinanza resa in udienza il 18.6.2010, l'attrice non ha provveduto a produrre la documentazione rilasciata dall'Agenzia del Territorio ovvero la certificazione sostitutiva notarile attestante tutte le iscrizioni e le trascrizioni eseguite in riferimento all'intero diritto di proprietà dei suddetti beni immobili nel periodo non inferiore ai venti anni consecutivi e comunque fino alla trascrizione dell'atto di acquisto della proprietà a favore del dante causa.

Dalla mancanza delle produzioni necessarie per documentare le risultanze dei registri immobiliari, relativamente alla titolarità dei beni oggetto della domanda di divisione in capo alle parti in causa che hanno vantato la titolarità di diritti reali di proprietà ed usufrutto, avuto riguardo al momento dell'introduzione del giudizio, impedisce di poter procedere alla divisione.

Nell'indicata situazione, non si è resa possibile l'individuazione dei contraddittori nel presente giudizio, in base alla disposizione di cui all'art. 1113, comma 3, c.c. a tenore del quale: "Debbono essere chiamati a intervenire, perché la divisione abbia effetto nei loro confronti, i creditori iscritti e coloro che hanno acquistato diritti sull'immobile in virtù di atti soggetti a trascrizione e trascritti prima della trascrizione dell'atto di divisione o della trascrizione della domanda di divisione giudiziale."

Appare inidonea a documentare tali necessari aspetti la documentazione depositata in atti, consistente nella copia delle suddette sentenze, che non certifica l'assetto della situazione dominicale al momento dell'introduzione del giudizio. La controversia ha ad oggetto il diritto reale di proprietà che, a differenza dei diritti personali, è insuscettibile di essere accertato in giudizio solo sulla base delle difese processuali di coloro che si affermino contraddittori, ovvero ciascuno titolare esclusivo o contitolare del diritto reale in contestazione, mentre grava sulle parti che deducano in giudizio la posizione soggettiva di tale natura l'onere di fornire la prova, ancorché in assenza di contestazione, non solo l'avvenuto acquisto, in virtù di atto idoneo, ma anche la perdurante titolarità, aspetto che è rimasto sfornito di alcun elemento di prova.

Risulta costantemente enunciato dalla giurisprudenza di legittimità, in relazione alle fattispecie di azione dichiarativa o costitutiva non recuperato ria, che: "Colui il quale propone un'azione di accertamento della proprietà di un bene ha l'onere di allegare e provare il titolo del preteso dominio e tale esigenza probatoria non è attenuata o esclusa nel caso di rigetto degli assunti prospettati dal convenuto, neppure se volti ad ottenere il riconoscimento a suo favore della proprietà del medesimo bene, a meno che essi non risultino basati su asserzioni che presuppongano l'originaria sussistenza del titolo su cui si fonda la domanda dell'attore e ne deducano la sopravvenuta caducazione" (Cass., Sez. 2, sentenza n. 696 del 22.1.2000, in Archivio C.E.D. della Corte di Cassazione, Rv. 533068; cfr. Cass. 5.1.2000, n. 43; 4.2.2000, n. 1250; 17.4.2002, n. 5487; 16.3.2006, n. 5852; 26.9.2003,n. 14320); "La "petitio hereditatis" si differenzia dalla "rei vindicatio" in quanto si fonda sulla allegazione dello stato di erede ed ha per oggetto beni riguardati come elementi costitutivi dello "universum ius" o di una quota parte di esso. Ne consegue che mentre l'attore in "rei vindicatio" deve dimostrare la proprietà del bene attraverso una serie di regolari passaggi durante tutto il periodo di tempo necessario per l'usucapione, nella "petitio hereditatis" può, invece, limitarsi a provare la propria qualità di erede ed il fatto che i beni all'epoca dell'apertura della successione fossero compresi nell'asse ereditario. " (Cass. 26.5.1998, n. 5225, ivi, Rv. 515823; conf. Cass. 2.8.2001, n. 10557); "'onere della cosiddetta "probatio diabolica" incombente sull'attore in rivendicazione si attenua quando il convenuto si difenda deducendo un proprio titolo di acquisto, quale l'usucapione, che non sia in contrasto con l'appartenenza del bene rivendicato ai danti causa dell'attore, e può ritenersi assolto nel fallimento della prova della prescrizione acquisitiva, con la dimostrazione della validità del titolo in base al quale quel bene è stato trasmesso dal "dominus" originario. " (Cass. 8.5.1998, n. 4659, ivi, Rv. 515234; conf. Cass. 17.4.2002, n. 5487; 26.9.2003,n. 14320; 16.3.2006, n. 5852); " L'attore in rivendica è tenuto a dimostrare la proprietà del bene che assume a lui appartenente fornendo la prova (anche risalendo i propri danti causa) dell'acquisto a titolo originario della "res" oggetto della controversia, non potendo, all'uopo, ritenersi sufficiente la mera produzione di documentazione amministrativa (nella specie, nota di trascrizione nei registri immobiliari, nota dell'ufficio del registro, denuncia di successione del presunto "dominus", dati ricavati dai registri catastali), ovvero la assenza di contestazioni sul tema da parte del convenuto, sul quale, inoltre, non può ritenersi gravante alcun onere di allegazione o dimostrazione della legittimità del possesso da lui esercitato." (Cass. 21.11.1997, n. 11605, ivi, Rv. 510227; conf.. Cass. 5923 del 10.5.2000; 10064 del 24.7.2001; 8695 del 17.6.2002; 14577 del 22.6.2007). Per conseguenza, la domanda di cui all'atto introduttivo del giudizio va dichiarata improcedibile.

Si dispone la compensazione delle spese processuali tra le parti.

 

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