Gli interessi in favore dell'avvocato decorrono dalla liquidazione del compenso - Corte di Cassazione II^ Sezione, 2 febbraio 2011, n. 2431

Questi i condivisibili principi espressi dalla Corte di Cassazione II^ Sezione, con sentenza 2 febbraio 2011, n. 2431

“Se e' vero che, in tema di liquidazione di diritti ed onorari di avvocato e procuratore a carico del cliente, la disposizione comune alle tre tariffe forensi (civile, penale e stragiudiziale) contenuta nel Decreto Ministeriale 14 febbraio 1992, n. 238 prevede che gli interessi di mora decorrano dal terzo mese successivo all'invio della parcella, quando tuttavia insorge controversia tra l'avvocato ed il cliente circa il compenso per prestazioni professionali, il debitore non puo' essere ritenuto in mora prima della liquidazione del debito, che avviene con l'ordinanza che conclude il procedimento Legge 13 giugno 1942, n. 794, ex articolo 28, (che e' di particolare, sollecita definizione), sicche' e' da quella data - e nei limiti di quanto liquidato dal giudice -, e non da prima, che va riportata la decorrenza degli interessi”

                       

Qui di seguito il testo della sentenza



SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L'avv. Bo. Ma. As. ha proposto ricorso per cassazione avverso l'ordinanza depos. in data 29.04.05 con la quale il Tribunale di Benevento ha liquidato ai sensi della Legge n. 794 del 1942, articolo 28 e ss., il compenso per l'attivita' professionale svolta dalla stessa ricorrente in favore del Condominio ***. Il ricorso si articola in 4 motivi, illustrati da memoria ex articolo 378 c.p.c.; il condominio intimato, non ha svolto difese.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con i 4 motivi del ricorso, l'esponente contesta: la violazione della Legge n. 794 del 1942, e della tariffa professionale; lamenta l'omessa determinazione degli interessi dovuti per la costituzione in mora del condominio; la mancata rivalutazione monetaria della somma liquidata; l'omesso controllo dell'accettazione del credito da parte del condominio; l'omessa analitica individuazione di ciascuna delle voci (diritti ed onorari) decurtate da parte del tribunale ed infine l'insufficienza e la contraddittorieta' della motivazione.
Le doglianze - esaminate congiuntamente per la loro stretta connessione - sono chiaramente infondate.
L'esponente assume che il credito del professionista "non puo' che trovare tutela nella disciplina generale delle obbligazioni sicche' la parcella quale atto unilaterale ricettizio produce effetti dal giorno della conoscenza di esso da parte del destinatario...." E poiche' in camera di consiglio il Condominio si era detto pronto all'adempimento, ma poi non aveva versato "neppure un acconto...., la mora del debitore era incontrovertibile". Gli interessi ed il maggior danno da svalutazione monetaria si desumerebbero poi "preventivamente sulla base dell'appartenenza del creditore alla categoria economica dei liberi professionisti".
Le censure sono infondate. Quanto alla decorrenza degli interessi il tribunale ha ritenuto che da parte dell'assemblea condominiale non vi era stato in realta' alcun riconoscimento del debito nella misura richiesta dal legale. Pertanto poiche' nella fattispecie era sorta controversia sul quantum, gli interessi e il preteso maggior danno da svalutazione monetaria (che nella fattispecie non risulta sia stato oggetto di precedente istanza), restano soggetti alle comune regole di cui all'articolo 1224 c.c., postulando il verificarsi della mora debendi (Cass. n. 5004 del 28.4.1993).

Peraltro questa S.C. ha precisato al riguardo che... "se e' vero che, in tema di liquidazione di diritti ed onorari di avvocato e procuratore a carico del cliente, la disposizione comune alle tre tariffe forensi (civile, penale e stragiudiziale) contenuta nel Decreto Ministeriale 14 febbraio 1992, n. 238 prevede che gli interessi di mora decorrano dal terzo mese successivo all'invio della parcella, quando tuttavia insorge controversia tra l'avvocato ed il cliente circa il compenso per prestazioni professionali, il debitore non può essere ritenuto in mora prima della liquidazione del debito, che avviene con l'ordinanza che conclude il procedimento Legge 13 giugno 1942, n. 794, ex articolo 28, (che e' di particolare, sollecita definizione), sicche' e' da quella data - e nei limiti di quanto liquidato dal giudice - e non da prima che va riportata la decorrenza degli interessi” (Cass. n. 5240 del 29/05/1999; Cass. n. 11777 del 07/06/2005).
Quanto all'omessa analitica individuazione di ciascuna delle voci (diritti ed onorari) decurtate da parte del tribunale, si rileva che la censura e' generica, in quanto la ricorrente si e' limitata a trascrivere solo le varie parcelle, senza l'indicazione delle specifiche voci decurtate o pretermesse a suo avviso ingiustamente.

Peraltro, secondo la giurisprudenza di questa Corte, la determinazione degli onorari di avvocato costituisce esercizio di un potere discrezionale del giudice, che, se contenuto tra il minimo ed il massimo della tariffa, non richiede specifica motivazione e non può formare oggetto di sindacato in sede di legittimità a meno che l'interessato specifichi le singole voci della tariffa che assume essere state violate ( Cass. n. 14011 del 12.11.2001; Cass. n. 18086 del 07/08/2009).

La ricorrente infatti ha l'onere dell'analitica specificazione delle voci della tariffa professionale che ritiene violate e degli importi considerati, al fine di consentire il controllo in sede di legittimità senza bisogno di procedere alla diretta consultazione degli atti, in quanto l'eventuale violazione delle tariffe professionali integra un'ipotesi di error in iudicando e non in procedendo (Cass. 6864 del 25.5.2000; Cass. n. 15172 del 10.10.2003).

Il tribunale invero ha comunque correttamente motivato le proprie determinazioni (con valutazione peraltro non censurabile in questa sede) ed ha liquidato le somme per l'intero giudizio (sia per la fase cautelare che per quella di merito) richiamando esplicitamente la complessita' della causa, l'attivita' prestata e l'esito del giudizio di merito, "in una con le tariffe vigenti, per cio' che concerne i diritti all'epoca in cui l'attivita' e' stata svolta".
Conclusivamente il ricorso dev'essere rigettato. Nulla per le spese.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso.

 

stampa

pubblica su facebook

Torna indietro

Altri articoli

Deve risarcire il danno il dentista che sbaglia per negligenza - Cassazione terza sezione civile 21 luglio 2011 n. 15993

Sulla responsabilità del Ministero della salute e della struttura ospedaliera in merito alla qualità del sangue utilizzato per trasfusioni (ante legge n.107 del 1990) - Cassazione sez. III 14 luglio 2011 n. 15453

Il pedone investito e privo di reddito ha diritto anche al danno da perdita di chance - Cassazione sezione III 28 giugno 2011 n. 14278

La responsabilità dello stato per mancata attuazione delle direttive comunitarie Cass. 17 maggio 2011 nn. 10813 10814 10815 10816

Sempre sul danno non patrimoniale: sì all'applicazione delle tabelle milanesi ma con ristoro anche degli aspetti esistenziali del danno Cassazione Sezione III 30 giugno 2011 n. 14402

Invalida la multa se l'accertamento era avvenuto mediante il c.d. telelaser, non segnalato- Cass. 22 giugno 2011 n. 13727

Danno biologico: per la Cassazione vanno sempre applicate le tabelle milanesi - Cass. 7 giugno 2011n.12408

Depressione e non solo a seguito delle lesioni riportate in un incidente: si, all'integrale risarcimento del danno biologico, morale e esistenziale - Cassazione 26 maggio 2011 n. 11609

Danno morale: stessi diritti per famiglia legittima e di fatto - Cassazione 7 giugno 2011 n. 12278

Brevi riflessioni in ordine al contratto di rendita vitalizia o di vitalizio assistenziale